ANTICA FORMA AMMINISTRATIVA
Moschiano era detto comune capoterzo come Quindici e
Taurano. Tutte le montagne demaniali dello stato di Lauro furono
infatti divise in tre parti. Ciascuna di essa fu amministrata dai
tre comuni suddetti. Perciò capoterzo volle significare che
ciascuno di questi comuni rappresentava il capo di un terzo di
tutte le montagne dello stato di Lauro.
Nell’ anno 1632 Moschiano contava 1500 abitanti; 900 in
una parrocchia e 500 nell’altra. Era il paese più
popolato del vallo. Per questo motivo aveva diritto, come Quindici
ad eleggersi due amministratori, i quali duravano in carica un solo
anno dal 1 settembre a tutto agosto dell’anno seguente.
Anche il sistema elettorale era diverso da quello degli altri
comuni. A Moschiano, l’elezione degli amministratori annuali
avveniva nell’ambito del decurionato*: 10 persone, già
precedentemente prescelte avevano diritto ad eleggere i
governatori. Altrove, invece, l’eletto veniva votato in
pubblica assemblea da tutti i cittadini aventi diritto, sotto la
presidenza di un governatore politico pro-tempore. Questi convocava
a parlamento il popolo che la sera precedente al giorno della
elezione veniva avvisato dal banditore. I singoli eletti di ogni
comune, oltre ad amministrare i propri paesi si radunavano
annualmente in Lauro, nel pubblico sedile.
In questa seduta venivano eletti i governatori generali, due
cancellieri e due “razionali di conti “; questi ultimi
due avevano il controllo delle finanze. Era invece esclusa
l’elezione di rappresentanti lauretani in quanto
l’eletto dell’amministrazione locale di Lauro
partecipava di diritto al governo di Lauro. Tale parlamentino,
composto da 20 membri rappresentanti tutti i paesi del vallo,
frazioni comprese, si adunava nel detto pubblico sedile situato
nella piazza di Lauro per decidere su affari di ordine generale
riguardanti tutti i comuni del circondariato. (1)
Per riferire, a titolo di esempio, un argomento di carattere
generale, trattato da questa assemblea, ricordiamo la seduta nella
quale furono discussi i provvedimenti da prendere in seguito
ai molti danni subiti dai nostri paesi nel terremoto del 5 giugno
1688. La seduta fu tenuta l’8 novembre 1694, i moschianesi
eletti quell’anno dall’assemblea di Lauro furono tre e
tutti presenti alla seduta: Vincenzo Caputo, Fabrizio Schettino e
Giacomo d’Alia. Pare che il paese più danneggiato dal
terremoto fosse proprio Moschiano. Il Magnati(2) riferisce che
oltre alla chiesa parrocchiale (non chiarisce quale delle due), nel
paese crollano circa 70 case, il Pescatori *ne riporta 50. Nel
verbale di diretta seduta si legge che l’adunanza viene
indetta allo scopo di ”avere distinta relazione di tutti i
danni che ultimi anni ha causato il terremoto e che per tale
effetto si dovessero eleggere 4 persone diligenti che
riconoscessero tutto questo stato affine che da loro medesimi si
possa una piena veridica relazione“ (3). Venne la commissione
di 4 membri tra cui Innocenzio Mazzocca di Moschiano (4): dalle
notizie riportate in questo capitolo appare evidente come
Moschiano, a quel tempo, godesse di maggior prestigio rispetto ad
oggi, nei confronti degli altri comuni del vallo se si considera
capo-terzo qual’era, e con maggior numero di abitanti divenne
nel 1929, con decreto di regime fascista, frazione di quindici.
(1): Castello di Lauro archivio Lancellotti corte storiche
–fasc.1 archivio Comune di Lauro –libro parlamenti
dell’ università* in generale dello stato di
Lauro.
(2): don Vincenzo Magnati: notizie storiche dei terremoti
succeduti nei secoli trascorsi e nel presente – napolin
1688.
(3): Lauro archivio del Castello Lancellotti –fasc.VII. E-
“terremoto nella terra di Lauro – circa relazione dei
danni causati dal terremoto, e d’altro rogato”.
(4): altri componenti della commissione furono: Filippo
d’Amelia da Quindici, notaio Nicola de Proda da Taurano,
notaio Aniello Lupo rappresentava tutti gli altri comuni.