APPUNTI DI MOSCHIANO
Il paese di Moschiano era tenuto in grande considerazione dal
cavalier Domenico Colucci (1861-69),dal commendatore Giuseppe Rega
(1869-74 e 1876-95 ) dal cavalier Luigi Bellofatto (1869-74
e1876-95), dal cavalier Martino Barba (1874-76) dal cavalier
Francesco Napoletano (1895-1901) e dal cavalier Gabriele Stringone
(1895-1901). In particolare, però, Moschiano di Lauro che in
quegli anni ha eletto in successione Ferdinando Pandola (1861-63 )
l’architetto Sebastiano D’Amelio (1863-76) e il
marchese Onofrio Trione (1876-1901).
Di Moschiano conosciamo gli esercenti dell’arte salutare
che, nel 1880, risultano essere il dottor Gaetano Aschettino di
Angelo che faceva il medico e il dottor Achille Ricchiardi di
Vincenzo che faceva il chirurgo; entrambi curavano anche gli
ammalati di Lauro. La signora Ermenegilda Moschiano di Alessio
esercitava invece la professione di levatrice.
A quei tempi, diciamo per esempio nel 1890, Moschiano contava
1408 abitanti. Il paese era abbastanza grande e commerciava in vini
e nocciole lungo la via di comunicazione, la provinciale
Moschiano-Forino-Avellino, ma anche verso i paesi
dell’Avellinese-Baianese, per la vicinanza con Sirignano e
Quadrelle.
Ma già dal 1884-85, anni in cui il paese commerciava
vini, castagne, nocciole e legnami, abbiamo notizia di noti
industriali. Angelo Aschettino fu Luigi, paste; Vincenzo Bruzzese
fu Nicodemo, Domenico Cava fu Michele, Benedetto Dalia di Gaspare,
Antonio Dalia fu Gaetano e Sabato Dalia fu Giovanni generi; Emilio
Manfredi fu Nicola era droghiere; Federico Manfredi di Modestino,
spaziale manuale; Gaspare Pace di Francesco, industriale del
legname Sabato Pacia fu Giuseppe pizzicagnolo e Alessandro Vallone
fu Gennaro, agricoltore.
Notizie più approfondite abbiamo però solo sugli
ultimi anni di fine secolo, a partire dal 1889, quando sindaco era
Alberto Dalia, coadiuvato Giovanni De Meo nella qualità di
segretario e da Ernesto Volino che faceva l’esattore. I due
assessori erano invece Michele Caputo e Sabato Dalia. I parroci (o
parrochi come si diceva allora) si chiamavano don Felice Moschiano,
che curava le anime delle parrocchia dell’Immacolata, e don
Giuseppe Dalia di San Bartolomeo. Entrambi erano guardati a vista
dal cavalier Gabriele Sirignano, presidente della Congrega di
Carità. Nutrita la famiglia clericale con ben nove
chierichi: Andrea Aschettino, Agostino Marzano, Emanuele Buonaiuto,
Scipione Pacia, Antonio Pacia, Vincenzo Pacia, Francesco Borrasi,
Giuseppe Dalia e Giuseppe Santaniello. Di certo si sa anche che il
conciliatore era Giuseppe Forino. Molti dunque glin abitanti
dell’epoca che mandavano a scuola un modesto numero di
alunni, 106, dislocati nelle due scuole elementari sotto la guida
dell’insegnante Giuseppe Santaniello e della maestrina
Mariangela Marzano. Nel mentre i medici chirurghi erano cambiati.
Ritroviamo infatti il dottor Gaetano Aschettino, Marcantonio Longo
e Achille Ricciardi a fare i condottati, mentre levatrice era
rimasta la stessa signora Ermenegilda Moschiano, diventata nel
mentre condotta anch’essa. Altri due professori laureati
erano l’avvocato Giuseppe Forino e il farmacista Felice
Santaniello. Girolamo Ascettino, Antonio Buonaiuto e Salvatore
Daniele erano i barbieri del paese; mentre un buon caffè lo
si poteva trovare da Giovanni Buonaiuto, Rosa Alborelli, Michele e
Federico Manfredi e Federico Moschiano.
I capi-mastro muratori della zona erano tutti forestieri se
è vero, come è vero,che né a Quadrella
né a Sirignano vi si esercitava tale mestiere. Se ne contano
solo cinque: Luigi Cava, Enrico, Giuseppe Gaetano Borrasi, Sabato
Tritto. Vi erano però bravi falegnami, Rodolfo Volino e il
gruppetto della famiglia Dalia, composto da Domenico, Gaetano e
Saverio, che rappresenta la classe artigianale locale nel campo del
legno accanto ai commercianti del settore, come Giuseppe
Siniscalchi ,Gaspare Pacia e Andrea Bruccino. Nella schiera dei
piccoli artigiani locali si distinguevano anche i poveri calzolai
Andrea Pacia, Giuseppe Cornino e Luigi Graziano e Giovanbattista
Scibelli.
E’ pensabile che ogni famiglia in paese allevasse il
maiale o degli agnelli in quanto riscontriamo, almeno nel secolo
scorso, la presenza ufficiale di macellai. Abbiamo invece un
droghiere (Emilio Manfredi) dei mediatori e sensali (Santolo Palma,
Michele e Carmine Pacia, Gaetano Dalia) degli speziali manuali
(Michele ed Elia Manfredi) e il tabaccaio Francesco Santaniello.
Un’altra “stranezza “ è che, pur avendo
alcuni mastri muratori, non riscontriamo né maniscalchi,
né fabbri; anche perché, essendo collocato Moschiano
sull’unica provinciale per Avellino, era un punto nevralgico
per viandanti e commercianti. La conferma viene da ben sei osterie
tenute da Giuseppe Carrella, Carmina Pacia, Carmina Mazzocca Angela
Vitale, Carmine Pacia e Vincenzo Bruzzese. Non avendo un riscontro
su tutti i contadini , mezzadri o “parzonari che coltivano le
terre, non ci resta che annoverare i due venditori di generi
diversi, Nicola Balbino e Benedetto Dalia, che sicuramente aveva
voce in capitolo.