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BRIGANTI
I BRIGANTI
Non nuova a fatti storici di brigantaggio nel decennio Francese
1806-1815 ,ad opera dei fautori della restaurazione , Moschiano fu
praticamente da sempre luogo di passaggio e di controversie
storiche . In quegli anni , in particolare ,era il bandito
Laurenziello a farla da padrone sui monti della Cerreta da vero
camorrista al punto che la popolazione locale ,a dire di Pasquale
Moschiano , avrebbe comiato il detto “me pari laurenziello
ncampagna “.qualche anno dopo ,intorno al 1861, divenne cosi
aspro il conflitto tra liberali e reazionari che Moschiano si
divise : mezzo paese a favore dei Piemontesi e l’altro mezzo
resto’ con Francischiello , come quasi tutta la chiesa anche
il prete del paese , don Giuseppe Dalia ,fu accusato ,e per questo
imputato , di connivenza coi briganti . La banda che scorrazzava
fra queste montagne all’assalto di coloro che da Avellino (o
viceversa )si recavano a Napoli , era quella di Cipriano La Gala .
Tra i reazionari più in auge , per nome e posizione sociale
,ricordiamo anche don Ferdinando Volino ,cancelliere di Moschiano
destituito dalla carica per le sue “inalterabili idee Borbone
“. Una lotta che era diventata insomma vera guerriglia se si
pensa che solo Moschiano contava 132 militi della Guardia Nazionale
don Diodato Del Giudice . Era il 21 giugno del 1860 quando una
banda di sessanta briganti fu avvisata sui monti di Moschiano
pronta ad assaltare il paese . Non mancarono coloro che vi si
unirono , tra cui Giovanni Buonaiuto, che rassicuro’ i
masnadieri che il paese non vi fossero piemontesi e Sabato Dalia ,
che confermo’ l’assenza di militari e ancora Pasquale
Corcione , Salvatore Manzi ,Elia Borrasi e Paride Dalia che gli
dona del denaro dicendo “cheste aggio potuto e chesto vi
aggio portato “. Nomi e frasi riportate da un giovane
dell’epoca , Domenico Pacia , presente ai fatti . Pronti a
fare fuoco intanto in piazza, su allarme dei militi BenedettoDalia
e Ignazio Santaniello, mentre una donna portava con se una lettera
di Cipriano La Gala per il Capitano ,mentre altri Moschianesi , tra
cui i fratelli Nicola e Pellegrino Fiore ,portano viveri sulle
montagne al grido di “viva Franceschiello!”per una
grande cena conclusasi con balli e danze al suon di flauti e di
brindisi al re Borbone con le fiaschette di vino . La banda di
Cipriano la gala , discesa dalla localita’ Carità si
dirigeva quindi verso il paese nella zona del forno delle murelle ,
dove le grotte naturali avrebbero fatto da rifugio sicuro .
Il 23 giugno il sottotenente di fanteria Luigi Bianchi , su
rapporto di sindaco e capitano della guardia nazionale di
Moschiano, arrestava Paride Dalia con l’accusa di
somministrazione di denaro il quale si difendeva asserendo di aver
dato loro solo un “pacco di zolfanelli “ ,smentendo di
averli consegnati a nome della signora Antonia Dalia . La
nobildonna sessantenne smentisce tutto asserendo di conoscere Dalia
solo come “venditore del suo vino “, incapace di essere
di fiducia a tale fine .
Agostino Arpaia, Girolamo Buonaiuto, Pasquale Corcione furono
arrestati con l’accusa di associazione a banda armata .
Arpaia cerca anche di difendersi tirando in ballo il nome di un
certo Gaetano Pacia , amico dei briganti ; Corcione , si sarebbe
addirittura arruolato fra essi , nonostante i familiari lo
sconsigliassero , come riferisce il testimone Basilio Mazzoca;
Buonaiuto, si becca l’accusa di connivenza ;don Ferdinando
Volino, nell’incontrare il parroco don Giuseppe Dalia , dice
che Francischiello sarebbe ritornato il giorno 22. Tra accuse e
smentite , l’aria si fa veramente pesante e i briganti
prendono e scendono verso il paese .
Don Ferdinando avrebbe addirittura mandato a dire al liberale
Mazzocca , da parte del figliolo Carmine , che il suo tempo ormai
era scaduto e rivolgendosi poi a Giambattista Scibelli
,ch’era meglio che si toglieva i baffi . Accusato di essere
la spia dei briganti,anche Antonio Pacia finisce ai ferri, con
l’aggravante di aver riferito a don Vincenzo Manfredi che se
il Capitano non lo arruolava nella Guardia Nazionale lui, per far
soldi se ne sarebbe andato persino con La Gala . Tutti gli accusati
finirono in tribunale per essere giudicati davanti al giudice che
chiese al sindaco di indicargli otto persone “probe ed
oneste” a testimonianza della condotta degli imputati . Il
primo cittadino don Antonio De Meo gli segnalo’ :Raffaele
Manfredi, Alessandro Vallone , Gaspare Dalia, Raffaele Aschettino,
Salvatore Borrasi , Benedetto Dalia ,Agostino Buonaiuto e Romano
Borrasi. Intanto la banda si ingrossa sempre con un numero sempre
maggiore di simpatizzanti di Franceschiello in vista dello scontro
finale , all’alba del 17 luglio al suono delle tufe e degli
spari .la banda dei capibriganti La Gala e Gravina ,con oltre 400
uomini al seguito , dalla zona di rione croce prese ad invadere il
paese . Primi bersagli furono le Guardie Nazionali con
l’abbattimento dello stemma dei Savoia e dei ritratti di
Garibaldi e Vittorio Emanuele coronato dall’innalzamento
della bandiera bianca dei Borboni. Il paese viene messo a ferro e
fuoco , mentre in pizza si contavano i primi morti. Due briganti
cadono al suolo ,tre militi della Guardi Nazionale ,Michele
Buonaiuto, Francescantonio Manfredi e Michele Sirignano seguono la
stessa sorte . Don Nicola Fortino riferirà di furti e
omicidi , il prete , don Vincenzo Del Giudice , parlerà di
plagio politico verso il popolo . Ma lo scopo dei briganti era
quello di far cadere la testa politica del sindaco De Meo e del
capitano Diodato Del Giudice come per sancire la presa di Moschiano
e la caduta dello stato Sabaudo in paese . A farne le spese in
quanto a razzie furono la casa dei fratelli Ponzi ,di don Domenico
Del Giudice , Di Don Aniello Aschettino, di Salvatore Buonaiuto ,di
don Antonio De Meo, di don Luigi Dalia , gli oggetti d’oro di
Carolina Moschiano. Donna Angelica Manfredi ci rimise 36 ducati,
anelle e fioccagli;la moglie di don Michele Caputo fucile , spille
,anelli e coralli.con quello stesso fucile vide poi fare fuori il
marito sotto i propri occhi increduli . Dalla piazza passano a
capomoschiano e sostarono in via salita carità , i
capi-briganti invadevano il palazzo di don Arcangelo Buonaiuto sito
in questa via Ad un tratto, alcuni banditi che erano rimasti nella
strada principale ,per tenere il controllo ,spararono dei colpi di
allarme :avanzava una truppa di soldati del distaccamento di Lauro
.
Agli spari tutti i briganti si radunarono sul sagrato della chiesa
dell ‘ Incoronata e li , costituita la loro resistenza
;affrontarono i soldati.
Il Capitano di questi don Achille Belgieri comandante della
compagnia del 31° Reggimento , non appena si trovò al
cospetto dei briganti li invitò ad arrendersi .Ma questi
risposero col fuoco. Dopo pochi minuti di lotta ,colpito alla
fronte da una fucilata cadde il Capitano Belgeri .* I Moschianesi ,
in memoria del capitano , caduto a soli quaranta anni per essere
accorso in difesa del loro paese ,eressero ,sul luogo dello scontro
,a pochi metri dalla chiesa dell’Incoronata , una edicoletta
murale con l’immagine della Madonna che tuttora esiste.
Veniva ferito anche il soldato Pietro Matto furiere del
distaccamento , che fu trasportato in casa del parroco don Felice
Moschiano , dove rimase degente per alcuni giorni .( I Moschianesi
, in memoria del capitano , caduto a soli quaranta anni per essere
accorso in difesa del loro paese , eressero , sul luogo dello
scontro ,a pochi metri dalla chiesa dell’Incoronata , una
edicoletta murale con l’immagine della Madonna che tuttora
esiste. )
Quindi la banda si ritira sui monti di santa cristina , mentre in
paese si cominciano a contare i morti ai quali si aggiunge il
cadavere di don Francescantonio Manfredi, Michele Sirignano e
Gaetano Fiore . I quattro Moschianesi , effettuata la perizia dei
medici Francesco Santaniello e Matteo Vitale , furono sepolti nella
chiesa della piazza :delle salme dei briganti non si seppe nulla;
altri , scappati feriti , furono rinvenuti cadaveri sui monti il
giorno dopo . I ferri risuonano ai polsi del parroco della chiesa
di San Bartolomeo don Giuseppe Dalia del fratello Antonio e di
Angelo Frezzoli che però , dopo il processo, furono assolti
il 14 settembre successivo.
Col ristabilirsi della calma in paese, l’autorità
giudiziaria ordino la perquisizione dei briganti uccisi in piazza e
venne trovato in tasca un biglietto con su scritto un elenco di
nomi tra i quali quello del parroco della chiesa di San Bartolomeo
don Giuseppe Dalia . *
Il foglio fu sequestrato dall’intendente di Polizia di Nola e
poi consegnato personalmente al governatore di Avellino .
Nel frattempo l’autorità giudiziaria indagò
anche su gli altri sei nomi che erano scritti sul foglietto,che
erano sospettati di connivenza coi briganti.
Anche su don Giuseppe Dalia cadde la stessa accusa , e per questo
fu condotto ad Avellino per l’interrogatorio, la prima
domanda che gli fu rivolta: Si crede fondatamente che voi eravate
in corrispondenza coi briganti che il 17 luglio invasero
Moschiano.Cosa avete da dire in proposito?
Il parroco rispose: sono sorpreso di tale accusa perche gia prima
che arrivasero i briganti io ero ammalato inoltre il mio
attaccamento all’osservanza delle leggi è troppo
conosciuta perchè se ne possa dubitare ;sono stato uno dei
pochi parroci che a benedetto la bandiera nazionale ,ho predicato
all’a’rivo di S.M. Vittorio Emanuele II,ho dato il mio
voto al plebiscito ,e per bendue volte ho giurato fedeltà al
Regno d’Italia nella Cancelleria Comunale.
La seconda domanda che gli fu rivolta :come spiegate il vostro nome
su quel foglietto trovato addosso ai briganti?
Ho saputo questo stando in carcere ed ecco come lo spiego. Tre anni
fa ero parroco di Migliano essendosi poi resa libera la parrocchia
di Moschiano la ottenni mediante concorso. Ora il Sindaco di
Migliano* a fatto sapere che i briganti passando di la avevano
bisogno della carta per preparare delle cartucce , il cancelliere
gli diededei fogli dello stato della popolazione di tre anni
addietro e in essa vi era il mio nome ,perche ero domiciliato a
Migliano.
Se dunque sono in arresto è causa del sindaco di Migliano,
Damiano Vincenzo , infatti dopo dichiaro alla giustizia questo
particolare che era stato prete a Migliano per tre anni,
perciò si era caduto in questo equivocosul mio conto.
Altre domande furono :se avessi testi a discarico e se fosse altre
volte stato inquisito o carcerato .Don giuseppe indica come testi a
discarico Benedetto Manfredi ,il sac. Don Pasqale Mazzocca , don
Raffaele Manfredi ed Ermenegilda Moschiano .Afferma anche
d’essere stato una sola volta querelato per percosse ma che
il giudizio fini
Con la dichiarazione di non consta .Furono esaminati i testi
indicati presso la Pretura di Lauro .Furono inoltre sentiti altri
moschianesi ,estranei al fatto ,convocati successivamente dal
Pretore .Ne risultò che sebbene gli imputati fossero
appasionati al passato governo avevano tuttavia ,serbata una
regolare condotta , non avendo mai dimostrato avversione
all’attuale regime .
Cosi il14 settembre in seguito agli ultimi accertamenti il Pubblico
Ministero ,visti gli atti a carico degli imputati e non contenendo
questi sufficienti indizi di colpevolezza chiese che venisse
ordinata la Conservazione in Archivio degli stessi atti e la
scercerazione degli imputati .
Esaminati gli atti dalla Gran Corte , castituita dai giudici
Gilberti , Landolfi e Basile , fu confermata la richiesta del
Pubblico Ministero . I tre imputati ,detenuti per circa due mesi
furono immediatamente scarcerati.
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